Io non so perchè venni al mondo, nè come nè cosa sia il mondo, nè cosa io stesso sia. E s'io corro ad investigarlo, mi ritorno confuso d'una ignoranza sempre più spaventosa    (Ugo Foscolo, 1778-1827) DOVE ERO?
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Dove Ero?
 
   
   

L'ultima volta che ho sentito pronunciare da lui una frase sensata è stato quando ha dimenticato un episodio capitatogli molti anni prima. Nell'occasione mi ha detto: "Giovanni, io dove ero?".
Da allora il nonno vive rintanato nel suo buco nero, dove non ci può essere spazio nemmeno per me, Giovanni, il suo adorato nipote, al quale appena in tempo è riuscito a trasmettere una parte della sua saggezza. Resta il rammarico di quello che ancora avrebbe potuto darmi e di quello che lui avrebbe potuto ricevere da me: certo, perchè il nonno diceva che c'è sempre da imparare, soprattutto dai giovani.
Ora lui è un "pezzo di legno", si, un pezzo di legno pregiato, ma pur sempre un pezzo di legno, che con la fissità del suo sguardo sembra non chiedere più nulla... sembra...
Tutto è cominciato circa 8 anni fa, quando il nonno aveva 69 anni. Egli aveva un pezzo di terra che riusciva a coltivare da solo da quando era andato in pensione, tanto per non oziare. Provvedeva lui stesso all'acquisto degli attrezzi necessari e dei prodotti di concimazione. Un po' alla volta, però, alcuni modesti disturbi della memoria cominciarono a minare la sua efficienza. Questo determinò nel nonno sentimenti di depressione e di ansia, insieme a spiacevoli sensazioni di cambiamento (che cosa mi sta succedendo? Sento come se fosse cambiato qualcosa). Cominciava anche a diventare brontolone, sospettoso, taccagno, egoista, si lamentava di commettere degli errori inspiegabili. Quando anche i disturbi del sonno si presentarono, fu allora che il nonno decise di rivolgersi al medico. La diagnosi fu: probabile DEMENZA SENILE.


Nel corso degli anni questa diagnosi ebbe purtroppo conferma: la memoria era molto peggiorata, soprattutto per gli avvenimenti recenti. Io facevo il paragone con un computer che non riesce più a "salvare" i dati che vengono immessi. Il nonno cominciava a non ricordare più nomi di persone o di cose per lui importanti ed era spesso incapace di trovare la parola giusta nel momento in cui era necessario. Il linguaggio si presentava sempre più povero e scarno nella terminologia con concetti che a volte erano ripetuti e "straripetuti". La sua progressiva incapacità a farsi capire si accompagnava ad una sempre più evidente incapacità di comprensione.
Pian piano anche le sue attività motorie avevano subito un rallentamento ed una sorta di incoordinazione: egli non era più in grado di vestirsi da solo, nè di andare da solo al bagno. E ciò che un tempo per lui avrebbe certamente avuto il significato di una enorme mortificazione, si mostrava ora come una grandiosa opera di disfacimento indolore, che non poteva intaccare le corde di un'anima che non esisteva già più.
Anche il suo corpo desiderava essere solidale con la mente e non mancò di farsi notare. E quando il nonno non potette più deambulare, allora nella mia mente fu chiaro e netto il ciclo della vita: il cerchio era chiuso. Era giunto il momento di salutarsi.
Ciao Nonno. Ti guarderò da qui..... nel tuo "buco nero".

                                                                         Tuo Giovanni